Il valore di esserci

Una riflessione di Giulia Berruti

Durante la messa di questa mattina ho ascoltato una predica che mi ha lasciato una riflessione. È nata in un contesto religioso, ma credo possa parlare anche a chi non è credente.

Il sacerdote invitava a interrogarsi sul significato della nostra presenza: andare a messa, incontrare una persona cara, dedicare tempo agli altri. Quanto di ciò che facciamo nasce dal cuore e quanto dal senso del dovere?

Mi sono riconosciuta in questa domanda. A volte penso di andare a messa per dovere e so che, se non andassi, potrei sentirmi in colpa. Ma poi mi fermo a considerare ciò che quell’esperienza mi lascia: un rapporto con ciò in cui credo, parole che mi accompagnano durante la settimana, speranza per continuare. Quel gesto ha un significato che va oltre l’obbligo.

E nel lavoro? Dove passa il filo sottile tra il dovere e il desiderio di fare?

Le responsabilità esistono e non possiamo aspettare di essere entusiasti per affrontarle. Ci sono giornate in cui siamo stanchi e anche un appuntamento interessante sembra un impegno di troppo. Ma quando tutto diventa soltanto una cosa da sbrigare, rischiamo di perdere il senso di quello che facciamo.

Penso agli incontri tra professionisti, alla formazione, alle occasioni di confronto. Possiamo arrivare perché abbiamo preso un impegno, perché ci servono dei crediti o perché qualcuno ci ha invitato. Poi una conversazione può cambiare il significato di quella presenza: scopriamo un modo diverso di affrontare un problema, condividiamo un’esperienza, incontriamo qualcuno con cui sviluppare un’idea.

La fatica resta, ma può accompagnarsi alla soddisfazione di aver trovato qualcosa di utile.

È una possibilità che richiede anche la nostra disponibilità ad ascoltare e a contribuire. Una domanda, un dubbio, persino il racconto di un tentativo che non ha funzionato possono rendere un incontro più interessante per tutti.

È questo lo spirito con cui vorrei che le persone partecipassero ai nostri eventi: con curiosità, apertura e desiderio di confrontarsi.

Anche quando esserci costa un po’ di fatica, una domanda, un’esperienza condivisa o una conversazione possono lasciare qualcosa di utile. E invitare un collega o un amico può arricchire ulteriormente il confronto.

Una rete prende vita quando le persone trovano un motivo per esserci e sentono di poter portare qualcosa di proprio. Le competenze contano, ma contano anche la curiosità, l’attenzione e il tempo che scegliamo di dedicarci.

Invitare un collega o un amico può allargare questo confronto. Ciò che ascoltiamo insieme diventa una conversazione da continuare, una possibilità da esplorare, un’esperienza da condividere.

Questa mattina mi sono portata a casa una domanda che vorrei lasciare anche a chi legge: che cosa dà senso al tempo che dedichiamo al nostro lavoro e agli altri?

Per me, una parte della risposta sta nelle relazioni. La volontà ci aiuta ad andare avanti; trovare un significato in ciò che facciamo aiuta a nutrirla.

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