A tu per tu con l’amministratore di condominio Giancarlo Grilli

Intervista Giancarlo Grilli, amministratore di condominio da quando ne ha ricordo, opera a Lissone. Non solo bilanci e assemblee di condominio, Giancarlo Grilli, da sempre legato al mondo della scrittura.

Una libreria, poesie, romanzi noir e thriller e, persino diversi film che hanno visto la luce nelle sale cinematografiche.

Tanti progetti realizzati e ancor di più in cantiere.

L’ultimo suo libro, scritto a quattro mani con Susanna Bonaventura, è stato un successo editoriale degno di nota. Frutto di uno scrupoloso e lungo lavoro portato avanti con passione che non pesa mai e che, in realtà, è l’elisir della sua eterna giovinezza interiore che ancora oggi gli permette di vivere con l’emozione di un fanciullo ogni nuovo progetto editoriale o cinematografico.

Se dovesse scegliere di esprimersi attraverso solo una di queste forme d’arte, quale a lei sarebbe maggiormente affine?
Sicuramente scrittore, è la più congeniale e mi permette un’assoluta libertà d’azione cosa che invece è difficile per le altre attività.

Cosa significa per lei comunicare attraverso la scrittura? Si tratta di una valvola di sfogo, un bisogno di esprimere un messaggio, stimolare gli altri, farli avvicinare alla vita artistica.
Sicuramente in primis una valvola di sfogo che mi permette di estraniarmi dalla quotidiana realtà del mio lavoro (amministratore nel campo immobiliare) ma non trascuro anche la voglia di trasmettere più che un messaggio un’emozione al lettore.

Spesso nei suoi progetti artistici sono stati coinvolti anche i giovani. Si tratta di un caso o di una scelta? (E perché?).
I giovani sono stati coinvolti nell’attività cinematografica, innanzitutto per avvicinarli ad una forma artistica affascinante che di certo non conoscevano nei suoi risvolti lavorativi, dando loro la possibilità di appassionarsi e di farla diventare una prospettiva per il futuro, cosa che si è in diversi casi verificata.

Inizio con delle considerazioni personali che può commentare se desidera.
Uno stile per nulla banale. Al pari dei maggiori e accreditati romanzieri italiani degli ultimi anni che occupano i primi posti nelle classifiche delle vendite.
Uno stile che coinvolge il lettore. Non è un modo di dire. Sfido chiunque a leggere anche solo la prima pagina del romanzo e resistere anche solo per una giornata intera a non passare alla seconda, e poi alla terza e così via sino al suo epilogo.

Diciamo che il coinvolgimento del lettore avviene senza dubbio dalle prime pagine e per questa ragione pongo ad esse una particolare attenzione, talvolta usando un prologo o un’introduzione che solletichino la curiosità di chi si appresta a leggere. La mia esperienza me lo ha insegnato quando più di una volta ho dovuto abbandonare certe letture per l’impossibilità di emozionarmi fin da subito.

Lei Grilli, è descrittivo al punto giusto e mai prolisso.
In poche righe ci permette di capire tutto del personaggio. Le sfumature caratteriali, da dove viene, il suo passato e la propria storia nascondendoci, quando necessario, un dettaglio o un evento, che fa nascere in noi una curiosità tale da spingerci a divorare le pagine del romanzo per completare quel puzzle che altrimenti rimarrebbe incompleto.
Lei, Grilli, stupisce per la capacità in pochi paragrafi di far comprendere a chi la legge anche i rapporti che legano i personaggi principali tra di loro.
Questo suo stile descrittivo ci permette di affezionarci fin da subito ai personaggi.
Quando e come nascono i suoi personaggi?
C’è sempre una persona reale che me li ispira poi io ci costruisco sopra tutto l’immaginario possibile.

Nascono e si adattano alle vicende lungo i capitoli oppure nascono, crescono e si fanno strada nella sua mente prima ancora che esista una trama? Insomma, nasce prima la storia o il personaggio?
Nascono il più delle volte per pura casualità, incontro una persona la idealizzo e diventa un personaggio e da ciò nasce la necessità di raccontare una storia che non esiste ancora ma che si sviluppa pagina
per pagina, un po’ come la vita che, senza sapere cosa accadrà, ogni giorno ti regala sorprese piacevoli o delusioni. Solo a metà della storia comincio a pensare al seguito e a come completarla, ma ripeto è un progresso giornaliero e assolutamente spontaneo.

Riccardo Kraus, uno dei protagonisti del suo romanzo e, Giancarlo Grilli. Spesso inconsciamente si crea un personaggio a noi simile per certi versi o magari quello che si sarebbe voluti essere almeno una volta nella vita. Krauss la rispecchia?
Riccardo Kraus mi assomiglia in parte, è un personaggio adulto un po’ più giovane di quanto sia io e in lui proietto alcuni delle mie aspirazioni, quei sogni o desideri che non realizzo nella realtà, ma mi piace anche dargli dei difetti che non sono necessariamente i miei e che lo fanno diventare più realistico.
Non nascondo che certi suoi atteggiamenti, non dico quali, mi sono congeniali. È impossibile estraniarsi del tutto dal tuo personaggio.

Nel romanzo ritroviamo una coppia di investigatori particolari che simpaticamente si definiscono Pierrot e Jessica Fletcher, è una tecnica per fare in modo che tutti possano familiarizzare meglio con i personaggi e appassionarsi alla storia o è casuale?
Pierrot e Jessica Fletcher, sono legati in qualche modo al motivo per il quale ha scritto un romanzo thriller? Dopo aver letto questo romanzo, io lo etichetto come thriller, lei è d’accordo?
Devo confessare che l’idea dei nomi è nata dalla fantasia della mia partner. Voleva dare la sensazione che la persona che così li ha definiti, apparisse all’inizio un po’ stravagante vista la sua età. L’idea mi è piaciuta subito perché desideravo che il lettore si affezionasse a questo strano personaggio e ne seguisse l’evolversi comprendendo alla fine trattarsi invece di una persona tutt’altro che “fuori di testa” ma
dotata di un acume straordinario.

Chi sono i suoi lettori? Chi è il suo lettore ideale?
Non ho un lettore ideale, anche se adoro quelli che dopo aver letto il romanzo mi criticano, nel bene e nel male, segno che qualcosa è rimasto in loro. Tutti quelli che amano il genere possono esserlo.

Esiste un messaggio alla fine di questo libro e, nel caso, quale?
La complessità di alcuni personaggi, la sua ambientazione, i risvolti psicologici dei protagonisti sono stati particolarmente curati per dare la sensazione che la volontà e le capacità deduttive delle persone siano fondamentali e che arrendersi sia sbagliato, ma il vero messaggio del libro non riguarda il contenuto della storia bensì la sfida che i due scrittori hanno posto a se stessi per conciliare due modi di scrivere talvolta antitetici e scoprire se due mondi diversi e lontani fra di loro potessero vincerla grazie alla loro passione per la scrittura.

A chi è dedicato questo romanzo?
A tutti quelli che mi e ci hanno spronato e che in un modo o nell’altro hanno contribuito alla sua riuscita. A chi mi ha suggerito qualcosa, a chi mi ha corretto le bozze, a chi leggeva le mie pagine ad alta voce quasi fosse un audio libro. All’inizio del libro ci sono i ringraziamenti e costoro lo sanno.

Nonostante non sia un giovanotto e si trovi in ospedale Kraus, protagonista del romanzo, non si dà per vinto. Ha una forza d’animo invidiabile e non è disposto a fare da spettatore a questo mondo ma di esserne protagonista, sempre.
E continuamente stimolato nel cercare nuove avventure, spesso creandosi l’opportunità di poterle vivere. Intende sempre superare i propri limiti e, a volte, questo lo induce a farsi del male. È lei? Anche lei si affaccia alla finestra e osserva e pensa, cercando o creando i presupposti per nuove avventure e nuovi stimoli?
Assolutamente sì, non sono capace di restare sempre e solo ad osservare. Ho bisogno di creare qualcosa che innanzitutto emozioni me oltre chi mi leggerà. Ed in effetti, dopo “I delitti di Villa Salus” ho già
pronto un secondo romanzo ed un terzo è in fase di realizzazione, sempre con Riccardo Kraus come protagonista, con Mia Costa e Anna Valenti. Anche la mia partner, Susanna Bonaventura, sta scrivendone uno con gli stessi personaggi. Stavolta le creature nate dalla nostra penna non saranno figli
degli stessi genitori ma bensì fratellastri. E’ un’altra sfida per vedere se siamo autonomi o meno.

A proposito della finestra. A me il romanzo, oltre a richiamare il detective Pierrot e la scrittrice Jessica Fletcher, pare abbia menzionato indirettamente il film de, La finestra sul cortile di di Alfred Hitchcock? Me lo sono immaginato?
La cosa più complicata è creare una copertina che abbia qualche attinenza con la storia e in questo caso la finestra e la mano appoggiata al vetro vogliono rappresentare la disperazione del personaggio di cui si parla nel prologo e nell’ultimo capitolo. È una sorta di addio al mondo esterno, un saluto dietro i vetri in una giornata uggiosa. Per quanto riguarda parallelismi con il film di Hitchcock stanno solo nella parola
“finestra”.

Mia è l’altra protagonista del romanzo. Tra i due c’è un rapporto non amoroso ma ammetto che leggendoli sembrano marito e moglie, da una vita. Si prendono cura l’uno dell’altra spesso sbuffando e cercano di proteggersi a vicenda da potenziali amori pericolosi che gravitano nelle rispettive vite.
Mia sembra rappresentare la figura che limita Krauss quando cè bisogno.
A volte sembrano fratello e sorella e infine, a parere mio, madre e figlio.
Molto bella l’immagine che traspare a inizio indagine. Sembra che Mia permetta al proprio bambino annoiato su di un letto di ospedale di giocare ai piccoli detective con gli amichetti per poi aiutarlo in prima persona quando il gioco si fa serio e il piccolo Krauss ha bisogno di aiuto.
Come è stato concepito il rapporto tra i due. I due autori del libro che rapporto hanno? E come si è potuto riuscire a scrivere un romanzo a quattro mani unendo il più possibile due stili per natura differenti?

Mia è esattamente come Susanna alla quale mi lega un lunghissimo rapporto di amicizia e un sodalizio ventennale. Mi vanto di averla spronata quando da giovane si stava avvicinando alla scrittura e l’ho seguita per diversi anni fino a quando un grosso malinteso nella stesura del mio primo film, ci
ha allontanati.

Poi un giorno (non prima di 8/10 anni dopo) una sua telefonata mi ha dato lo spunto per accettare la sua proposta “perché non scriviamo un libro insieme?”
Lei conosceva il personaggio di Riccardo Kraus perché diversi anni prima, mi aiutò nella stesura del mio primo romanzo con lui protagonista. Romanzo che è adesso pronto per essere pubblicato. Mi ha suggerito di voler creare un personaggio femminile antitetico a lui, un personaggio che appunto ne frenasse gli impulsi più esagerati ma che nel contempo lo aiutasse e lo proteggesse contro le sue stesse esagerazioni.
Non è stato semplice, perché lei ha voluto per il suo personaggio una assoluta autonomia cosa che del resto volevo anch’io ed infatti nella prima bozza le diversità di stile erano talmente evidenti che ciascuno
ha dovuto poi modificare il proprio stile per renderlo armonico con l’altro. Abbiamo discusso, perfino litigato, qualche volta l’idea di abbandonare è venuta a galla ma siamo abbastanza maturi per non cedere troppo alle emozioni momentanee così abbiamo proseguito. Ci siamo riusciti?
Io penso di si anche se qualche lettore ha sottolineato una certa diversità, cosa del resto plausibile.

I riassunti a elenco delle indagini aiutano il lettore ad orientarsi. Splendida idea. Pensa di adottarla in un altro romanzo? è farina del suo sacco o è stata ripresa da qualche altro autore?
Assolutamente farina del mio sacco. Li ritengo indispensabili per me per non scrivere strafalcioni e di conseguenza utili al lettore. Un romanzo giallo si basa su fatti ed indagini che seguono una linea deduttiva e non ci si può dimenticare di quanto si è scoperto fino a quel momento. Anche nel romanzo che sto scrivendo li utilizzo, perché in un thriller non possono esserci errori nell’analisi delle indagini.

L’arrivo del Capitano Anna Valenti, cambia l ‘atmosfera del romanzo. Ci si trova catapultati in un romanzo Thriller ma allo stesso tempo leggero e che fa sorridere. Che siano i racconti di Camilleri o una fiction televisiva come Don Matteo. Questa sua penna, insomma, di cosa si nutre, libri e di che tipo fiction quali, film?
Anna Valenti è un personaggio che esiste veramente, con un nome diverso ed è nato con il romanzo che pubblicherò e che sarà il prequel dei “Delitti di Villa Salus”. Ci piaceva questa sfida tra le due donne, nessuna delle quali voleva essere succube di Kraus.
Le loro contrastanti personalità e la gelosia reciproca ha fatto sì che ci fosse una parte leggera. Un po’ di rosa in tanto giallo.
L’inserimento di un rapporto amoroso, seppure difficile come quello che coinvolge i vari personaggi dona un soffio di leggerezza in un’atmosfera criminale, perché anche quando si scrive di delitti efferati, si sente la necessità di uscire talvolta dal macabro e rientrare nei sentimenti quotidiani.
Tra i tanti scrittori di gialli amo particolarmente Camilleri al quale, confesso, talvolta mi sono ispirato.

Tra i più bei romanzi che io abbia avuto la fortuna di leggere. La ringrazio. Sono un suo fan. Come nasce questo romanzo a quattro mani?
Dall’dea della mia partner come ho detto prima, che, dopo aver fatto pace con me, mi ha proposto la bozza di una storia che subito mi ha intrigato. Quattro ideuzze che piano piano hanno preso forma.

Lei è uno di quegli autori che prima di riempire una pagina bianca prepara sinossi e schede personaggi? Pianifica evoluzione dei personaggi e le vicende, le peripezie e l’epilogo del romanzo, o si butta a capofitto sulla scrittura e sviluppa la sua storia e ai personaggi lungo il suo percorso. Insomma, riserva maggiore spazio alla pianificazione o al suo istinto creativo?
No non preparo nulla, nessuna scheda, mi metto davanti al pc e immagino e quello che ne esce lo scrivo, poi lo rileggo, lo modifico, lo cancello e ricomincio da capo. Spesso devo prendere appunti perché non ricordo cosa hanno fatto o detto i miei personaggi ma sono appunti del dopo, mai del prima.

Essendo anche un fan delle sue opere cinematografiche, prossimo film? in quale veste, sceneggiatore o produttore?
In effetti abbiamo fatto una recente riunione perché la lontananza dal set comincia a pesare in tutti quelli con cui collaboriamo e quindi abbiamo lanciato l’idea di riprendere la videocamera in mano. È ancora presto per aggiungere qualcosa circa il soggetto e soprattutto l’attuale situazione epidemica non facilita le cose.

Villa Salus…una struttura di riabilitazione sanitaria privata immagino, esiste davvero?
Quanto questo libro è biografico per Grilli?
Esiste una struttura simile che logicamente ha un altro nome e dove è ricoverato un familiare di Susanna. Un giorno mi mandò alcune fotografie di personaggi ospiti della struttura e me ne innamorai. Fu così che nacque Ida alias Jessica. Tutti i personaggi che fanno da contorno a Villa Salus sono ispirati da persone reali.

Scriverà ancora a quattro mani un romanzo?
Per ora no, ci siamo separati consensualmente in attesa di vedere come saranno le nuove creature concepite singolarmente ma come dice James Bond “mai dire mai”.

Se dovessi regalarle un libro, anche che ha già letto, quale gradirebbe e perché?
“Il nome della rosa” perché lo reputo il più bel romanzo che io abbia letto, dove storia e fantasia si amalgamano in modo perfetto.

Se dovesse regalarmi un libro, per farmi crescere umanamente e professionalmente, oppure per farmi svagare un po’, o per regalarmi una semplice emozione, quale sarebbe o quale autore sceglierebbe? Preferendo personalmente la scrittura alla macchina da presa (è da lì che nasce e parte un capolavoro cinematografico), perché secondo lei, si riserva maggiore importanza sul regista e meno sullo sceneggiatore o su chi scrive un soggetto cinematografico? 

E chiaro che un film se non parte da un buon soggetto e da una sceneggiatura altrettanto valida è destinato al fallimento ma la fama e la notorietà vanno purtroppo a chi è più visibile. Chi si prende gli applausi e diventa una celebrità? Non certo il responsabile della fotografia (tranne qualche raro caso) o il soggettista o lo sceneggiatore oppure il costumista, bensì gli attori innanzitutto e il regista Ed è per questa ragione che i nostri titoli di coda non sono mai solo un semplice elenco di nomi ma un piccolo documentario che obbliga il pubblico a restare seduto e a scoprire tutti i componenti della troupe.

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