STP e Condominio 2030: può nascere un nuovo modello per gli amministratori?
Il mondo delle professioni sta cambiando. E i numeri lo dimostrano.
A fine 2025 in Italia risultavano 3.985 Società tra Professionisti (STP), con una crescita dell’11,8% in un solo anno. Tra queste, 1.399 operano negli studi di architettura e ingegneria.
Professionisti che scelgono quindi di aggregarsi, condividere competenze, organizzazione e struttura.
Contemporaneamente sta cambiando anche il mondo dell’amministrazione condominiale.
Stiamo assistendo alla nascita e alla crescita di società sempre più strutturate che acquisiscono studi di amministrazione e aggregano portafogli condominiali.
È questa l’unica strada possibile?
Un’altra forma di aggregazione
Da questa domanda nasce una riflessione di Condominio 2030, progetto promosso da CondominioSolutions.
Il condominio è ormai una realtà complessa.
L’amministratore deve confrontarsi quotidianamente con problemi tecnici, fiscali, legali, energetici, urbanistici e gestionali.
Perché allora non immaginare strutture nelle quali lavorino stabilmente insieme:
amministratore di condominio + ingegnere + architetto + avvocato + commercialista + altri professionisti specializzati?
Non una semplice rete di consulenti chiamati quando serve, ma una vera struttura multidisciplinare.
Il modello delle STP dimostra che l’aggregazione tra professionisti è possibile ed è sempre più utilizzata.
Ma proprio qui emerge un problema.
E l’amministratore di condominio?
Le Società tra Professionisti sono state create per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico.
L’amministratore di condominio, invece, non dispone oggi di un proprio Ordine o Albo professionale.
Di conseguenza non può entrare in una STP come socio professionista in quanto amministratore di condominio, allo stesso modo di un ingegnere, un architetto o un commercialista.
Ed è proprio questa apparente contraddizione che Condominio 2030 vuole portare all’attenzione del settore.
Il condominio richiede sempre maggiore multidisciplinarietà, ma il professionista che quotidianamente coordina queste competenze rischia di rimanere fuori dagli strumenti di aggregazione professionale pensati dal legislatore.
Aggregarsi o farsi acquisire?
La questione non è soltanto giuridica.
È anche economica e imprenditoriale.
Se il mercato dell’amministrazione condominiale sta andando verso strutture sempre più grandi, dobbiamo chiederci quali strumenti abbiano gli amministratori indipendenti per crescere e organizzarsi.
La scelta deve necessariamente essere quella di cedere o aggregare il proprio studio a una grande società?
Oppure potrebbe esistere una strada diversa, fondata sull’aggregazione tra amministratori e professionisti complementari?
Condominio 2030 vuole aprire questo dibattito.
Non abbiamo una soluzione già scritta.
Abbiamo però una domanda che riteniamo importante per il futuro della professione:
quale modello organizzativo consentirà all’amministratore di condominio di essere protagonista, e non semplice spettatore, del processo di trasformazione e concentrazione che sta interessando il settore?
Nelle prossime settimane approfondiremo il tema, incontreremo Società tra Professionisti, ascolteremo amministratori ed esperti e porteremo questa riflessione anche negli appuntamenti di Condominio 2030.
Perché parlare del condominio del 2030 significa cominciare oggi a interrogarsi su chi e come lo amministrerà.
Questa è solo una delle domande che Condominio 2030 vuole portare al centro del confronto sul futuro dell’amministrazione condominiale.
Segui Condominio 2030 sui nostri canali LinkedIn e Facebook, partecipa ai nostri eventi dal vivo e continua a seguirci su CondominioSolutions.it.
Nelle prossime settimane approfondiremo il tema delle STP, ascolteremo professionisti e amministratori e cercheremo di capire quali nuove forme di aggregazione potrebbero accompagnare l’evoluzione della professione.
Il condominio del 2030 si costruisce oggi. E vogliamo costruirlo insieme a chi lo vive e lo gestisce ogni giorno.









