L’impatto ambientale della posta elettronica – Renzo Zadra

Mai come in questi tempi la nostra società ha richiesto tanta energia elettrica ed il suo consumo è destinato ad un vertiginoso incremento con la conseguenza che anche la nostra attenzione per l’ambiente deve aumentare.

Quando oltre venticinque anni fa anche nel nostro Paese si è diffusa capillarmente la rete di internet, non ci è voluto molto perché venisse sfruttata fin da subito per cambiare il sistema di comunicazione. Si contendevano la scena i programmi di messaggistica istantanea IRC e quelli di posta elettronica, ma quest’ultimi hanno preso il sopravvento in quanto, a differenza di oggi, non era inizialmente possibile inviare allegati con l’altra tipologia di programmi.

Così nel giro di pochi anni la posta elettronica ha fatto dapprima sparire il telefax ed ha sostanzialmente preso il posto delle tradizionali lettere affrancate. Anche le raccomandate sono state sostituite dalla posta elettronica certificata.

Quindi se l’utilizzo di questa tecnologia ha comportato una riduzione di emissioni che spaziano dall’utilizzo della carta fino al carburante consumata dal portalettere, dobbiamo sapere che la posta elettronica non è ad impatto zero come molti credono, infatti sono stati in parecchi ad affrontare il problema.

L’agenzia francese per l’ambiente Ademe, per esempio, sostiene che l’invio di otto e-mail ha lo stesso impatto ambientale di una vettura che percorre un chilometro.

Una e-mail con un allegato da 1 Megabyte emette circa 19 grammi di CO2. Il Guardian ha stimato che quotidianamente vengono inviate 250 miliardi di e-mail, di cui l’80% sono spam quindi moltiplicando questo dato per quello fornito da Ademe sarebbe paragonabile ad una vettura che percorre quotidianamente 4.750 miliardi di chilometri.

Il Regno Unito ha affidato una analisi simile a Ovo Energy ed è emerso che inviando solo le e-mail strettamente necessarie si avrebbe un risparmio di 16 tonnellate di CO2 e così è nato lo slogan “Think before you thank” con lo scopo di non far spedire mail di ringraziamento al quale è seguito un sondaggio ed il 71% degli intervistati ha risposto di non essere interessato alla ricezione di e-mail di ringraziamento.

In Germania, il servizio consumatori bavarese Verbraucher Service Bayern ha addirittura paragonato l’impatto ambientale di una mail a quello di un sacchetto di plastica.

Bisogna cambiare approccio verso questo strumento per ottenere un rispetto ambientale che si può sintetizzare in tre semplici regole che sarebbero da applicare:

1) rileggere il contenuto prima di spedire;

2) ricordarsi degli allegati;

3) evitare di mandare mail di ringraziamento.

Per completare il quadro si potrebbe aggiungere una quarta regola, quella di svuotare regolarmente il server dalle mail perché sono archiviate in sistemi che assorbono energia.

Come detto all’inizio, stiamo diventando una società sempre più energivora non potendo evitare una richiesta di energia sempre in continua crescita, ma possiamo affrontare però la maggiore richiesta attraverso lo sfruttamento di fonti rinnovabili.

I dati forniti in questo articolo sono stati reperiti sul web, ma per capire l’impatto ambientale che ha l’uso della  posta elettronica nel nostro in Italia servirebbe uno studio specifico, perché in ogni Paese europeo la produzione di energia elettrica ha un impatto ambientale differente.

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