In questi anni ho scritto libri, organizzato eventi, istituito premi e dato vita a nuovi progetti.
Per molto tempo ho pensato che fossero iniziative diverse tra loro. Oggi credo invece che siano tutte parte dello stesso percorso.
Ho scritto Il compensato curvato. I progetti e i progettisti italiani per raccontare il lavoro della mia famiglia e rivalutare la figura di mio nonno.
Quel libro non ha soltanto raccontato una storia: ha contribuito a mantenere vivo un legame familiare e una memoria condivisa.
Ho scritto La creatività che sovvertì l’ordine del Salone del Mobile per non dimenticare una stagione straordinaria del design italiano e i suoi protagonisti.
Un libro che ha permesso a molti artigiani, progettisti e imprenditori di ritrovarsi attorno a una storia comune e di riconoscersi parte di un percorso che continua ancora oggi.
Ho scritto Occhi azzurri, occhi neri per ricordare Donatella, ma anche per mantenere un legame con tutte le persone con cui ho condiviso anni di lavoro, amicizia, difficoltà e soddisfazioni.
Ho istituito il Premio Adriana Martino per una cara amica napoletana.
Un modo per continuare a coltivare un’amicizia che non si è interrotta con la sua scomparsa e per tenere unito un gruppo di persone che le hanno voluto bene.
Da qualche numero, sulla rivista CasaBenessere, è nata anche la rubrica Vintage.
Uno spazio dedicato a chi ha fatto la storia del design, dell’arredo e dell’artigianato italiano. Non soltanto grandi nomi, ma anche aziende, professionisti e artigiani che hanno realizzato prodotti straordinari, spesso senza ricevere il riconoscimento che meritavano.
A un certo punto mi sono chiesta perché continuo a tornare su questi temi.
La risposta è arrivata quasi da sola.
Forse perché non voglio che le persone vengano dimenticate.
Non per nostalgia.
Ma perché credo che ogni persona lasci qualcosa di prezioso: idee, passioni, insegnamenti, esempi, relazioni e sogni.
Spesso pensiamo che l’eredità più importante sia quella materiale.
Io credo invece che siano le storie.
Le storie di chi ci ha preceduto.
Le storie di chi ha costruito qualcosa.
Le storie di chi ha amato il proprio lavoro.
Le storie di chi ha lasciato un segno nella vita degli altri.
Per questo motivo sto pensando di scrivere anche un libro dedicato alla storia della mia famiglia.
Vorrei che i miei figli e, un giorno, i miei nipoti, potessero conoscere le persone che hanno contribuito a costruire ciò che sono oggi.
Vorrei che sapessero da dove vengono.
Vorrei che alcuni valori, alcune esperienze e alcuni ricordi non andassero perduti con il passare del tempo.
Forse il vero significato dei miei libri, dei premi, degli eventi e dei progetti che realizzo è proprio questo.
Non costruire monumenti al passato.
Ma creare legami che continuino a vivere nel presente e possano essere trasmessi al futuro.
Perché una persona continua a vivere ogni volta che qualcuno racconta la sua storia.
E forse il compito più importante che abbiamo è proprio questo: custodire le storie che abbiamo ricevuto e consegnarle a chi verrà dopo di noi.









