Il voto del condomino in conflitto di interessi e le sue ripercussioni sulla validità della delibera – Avv. Marco Ribaldone

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Capita anche troppo spesso che un condomino si trovi in una situazione di conflitto di interessi rispetto a una qualche decisione che l’assemblea condominiale è chiamata ad adottare, che nessuno se ne accorga in sede assembleare e che, per questa ragione, il citato condomino esprima “normalmente” il suo voto.

Qualche tempo dopo la riunione, qualcuno si accorge che la delibera è stata adottata con il voto favorevole del condomino in conflitto.

Bisogna capire se, in questi casi, la delibera sia valida oppure no.

 

I termini della questione – quadro normativo e interpretativo inclusi – e la domanda a cui dare risposta

 

Schematicamente:

  • nel diritto condominiale è prevista per legge la c. d. doppia maggioranza: le delibere dell’assemblea sono valide se sono adottate con il voto favorevole di un certo numero di condomini [maggioranza delle teste], che siano anche titolari di una certa porzione del valore dell’edificio [maggioranza dei millesimi];
  • in linea di massima, queste due maggioranze sono il 50% + 1 dei condomini presenti in assemblea [l’art. 1136 cod. civ. parla di “maggioranza degli intervenuti”] e 334/1.000 [l’art. 1136 cod. civ. parla di “almeno un terzo del valore dell’edificio”];
  • per alcune materie – nomina e revoca dell’amministratore, liti attive e passive relative a materie che esorbitano dai poteri dell’amministratore, ricostruzione dell’edificio, riparazioni straordinarie di notevole entità, ecc. – la legge prevede maggioranze qualificate e cioè più elevate. A titolo esemplificativo: la nomina dell’amministratore richiede il voto del 50% + 1 dei condomini presenti in assemblea e di 500/1.000;
  • l’istituto del conflitto di interessi è mutuato dal diritto societario e trova applicazione, in uno con le sue conseguenze sulla validità della decisione, anche nel diritto condominiale;
  • la fonte normativa di tale istituto è costituita dall’art. 2373 cod. civ. [“La deliberazione approvata con il voto determinante di coloro che abbiano, per conto proprio o di terzi, un interesse in conflitto con quello della società è impugnabile a norma dell’articolo 2377 qualora possa recarle danno”];
  • la nozione di conflitto di interessi è stata efficacemente “messa a fuoco” dalla giurisprudenza della Suprema Corte [“Al riguardo occorre richiamare il principio già affermato da questa Corte, e condiviso (Cass. 10754 del 2011), secondo il quale ‘in tema di validità delle delibere assembleari condominiali, sussiste il conflitto di interessi ove sia dedotta e dimostrata in concreto una sicura divergenza tra specifiche ragioni personali di determinati singoli condomini, il cui voto abbia concorso a determinare la necessaria maggioranza ed un parimenti specifico contrario interesse istituzionale del condominio’” (così la motivazione di Cass. 24.5.2013 n. 13004)];
  • cosa bisogna pensare di una delibera che sia stata adottata anche con il voto di un condomino in conflitto?
  • tale delibera è valida o deve essere considerata annullabile?

 

La c. d. “prova di resistenza”

 

Il fatto che la delibera sia stata adottata anche grazie al voto del condomino in conflitto di interessi non comporta automaticamente che la delibera medesima sia annullabile.

“Entra in gioco”, infatti, il già citato art. 2373 cod. civ. e il concetto, da esso espresso, di “voto determinante”.

Quando ci si rende conto che, tra i condomini che hanno espresso voto favorevole, c’è anche un condomino in conflitto di interessi, si deve compiere una semplice operazione matematica:

  • si sottraggono dal quorum deliberativo concretamente raggiunto sia la testa sia i millesimi di proprietà di detto condomino;
  • si verifica se, all’esito di tale sottrazione, il quorum che residua sia sufficiente all’approvazione della delibera;
  • se la maggioranza che “sopravvive” a tale sottrazione è idonea a che la delibera sia comunque validamente adottata, allora la delibera concretamente adottata dall’assemblea non deve essere annullata.

Ciò, in quanto il voto del condomino in conflitto non è stato, appunto, determinante, finendo per risultare del tutto irrilevante;

  • un esempio pratico può agevolare la comprensione:
  • si pensi a un’assemblea a cui sono presenti otto condomini, titolari di 800/1.000,
  • tutti e otto votano per la nomina dell’amministratore Rossi. Si ha, cioè, il voto favorevole dell’unanimità dei presenti e di 800/1.000,
  • successivamente ci si rende conto che un condomino, titolare di 100/1.000, verteva in situazione di conflitto di interessi,
  • se si sottrare il suo voto a quelli espressi, si arriva a questo risultato: voto favorevole di sette condomini su otto presenti e voto favorevole di 700/1.000,
  • il quorum richiesto dall’art. 1136 cod. civ. è ampiamente e “comodamente” raggiunto anche così,
  • ne viene che la delibera non è annullabile e che Rossi è ad ogni fine ed effetto l’amministratore di quel condominio;
  • l’operazione dianzi descritta viene comunemente chiamata “prova di resistenza”.

In ordine a essa la Suprema Corte è stata molto chiara: nella motivazione di Cass. 11.2.2019 n. 3925 si legge “la ricorrente avrebbe dovuto innanzitutto fornire la cd. ‘prova di resistenza’ dimostrando cioè che senza il voto della condomina S. l’esito della delibera sarebbe stato diverso”.

 

Merita, in chiusura, menzionare una pronuncia – è la n. 2245 del 2.10.2018 – della Corte d’Appello di Firenze, la cui massima (pubblicata in Redazione Giuffrè 2019) recita: “In sede di calcolo della prova “c.d. di resistenza” devono essere sottratti dal quorum costitutivo e deliberativo i millesimi riferiti al solo soggetto che versi in conflitto di interessi, ma non anche i millesimi riferiti ai soggetti rappresentati”.

La statuizione della Corte è ineccepibile: se il condomino in conflitto di interessi ha delega per rappresentare in assemblea anche altri condomini, la testa e i millesimi da sottrarre nella “prova di resistenza” sono unicamente i suoi, mentre la testa e i millesimi dei condomini da lui rappresentati (e non in conflitto di interessi) devono essere normalmente conteggiati.

 

Considerazioni finali e di sintesi

 

Chi scrive ritiene di condividere appieno l’insegnamento giurisprudenziale relativo alla “prova di resistenza”, sopra ricordato.

In effetti, l’accertata irrilevanza – ai fini dell’adozione della delibera – del voto del condomino in conflitto di interessi non può che avere, come conseguenza, l’inidoneità di tale voto a inficiare la validità della delibera.

Quale senso potrebbe mai avere, infatti, annullare una delibera, la quale risultasse valida – in quanto rispettosa del quorum deliberativo previsto per legge – al di là e a prescindere da quel voto?

 

Tra l’altro, l’eventuale impugnazione di una simile delibera dovrebbe sicuramente “pagare lo scotto”, sul piano processuale, anche di un’immediata eccezione di carenza di interesse ad agire ex art. 100 cod. proc. civ..

E’, infatti, evidente che il condominio convenuto in giudizio riferirebbe l’esito della “prova di resistenza”, evidenzierebbe la validità – comunque, a prescindere dal voto in contestazione – della delibera ed eccepirebbe l’assenza, in capo al condomino impugnante, di un significativo interesse all’impugnazione medesima.

 

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